Tomba etrusca

PORTA della CAVINA

In una cornice unica e suggestiva, il turista che ha risalito la ripida via di Gracciano nel Corso, prima di giungere in piazza delle Erbe, si trova di fronte la Porta della Cavìna: risalente al 1157, tale porta costituiva l’ingresso principale al Colle Poliziano nella seconda cerchia muraria.
Entrando, sulla destra, si trovano i locali dove alloggiavano le guardie della città e dove venivano pagate le gabelle d’ingresso, un ambiente rimasto inalterato nei secoli con le proprie particolari volte e curiosi intrecci di archi.

Su una parete, insieme ad una nicchia, vi è un profondo pozzo di raccolta d’acqua piovana il cui bordo è segnato da  solchi provocati dal continuo scorrimento della catena usata per attingere all’acqua.
Continuando a scendere in questo singolare ambiente, troviamo testimonianze di civiltà ancora più remote: infatti, l’intero palazzo è stato costruito su due antiche Tombe Etrusche risalenti al V sec. a.C., forse appartenute alla famiglia ‘Càvinas’ da cui deriverebbe il nome della porta. Un suggestivo tunnel scavato nel tufo che scende in profondità per trentadue gradini porta alla camera mortuaria scavata anch’essa nel tufo, che presenta la tipica forma a capanna rettangolare e con tetto spiovente.

Sulla parete di fondo è visibile un’arcata con un altare sottostante dove probabilmente era custodita l’urna delle ceneri del capofamiglia, mentre sulle pareti di lato vi sono sei nicchie dentro le quali venivano appoggiate le suppellettili o le urne dei familiari.

Più piccola della precedente, la seconda tomba, di minore importanza perché utilizzata nei secoli successivi, si trova in posizione trasversale rispetto all’altra; era probabilmente la tomba della servitù che vi avrebbe costruito la propria ultima dimora per fedeltà nei confronti dei padroni, in modo tale da poterli proteggere anche nell’aldilà.

Carrello
Torna in alto